Facebook decide quali morti hanno importanza e quali no

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Venerdì 13 novembre 2015 sarà una triste data che non verrà mai dimenticata. Un attentato a Parigi provoca la morte di 129 persone. Le persone che sono state uccise si trovavano nei locali e per le strade parigine per rilassarsi dopo una settimana di lavoro.

Alcune di queste persone avevano deciso di mangiare in un ristorante, altre di assistere ad un concerto senza sapere che ad attenderli c’era la morte.

Un misto di emozioni ha colpito i parigini, i francesi, gli europei e tutti i cittadini del mondo che vorrebbero solamente vivere in modo tranquillo all’interno delle proprie città.

Dal giorno dopo tutti hanno voluto ricordare questi morti, chi lasciando un fiore sul luogo del delitto o vicino alle ambasciate francesi sparse nel mondo, chi scrivendo un messaggio sui social network.

Tutto questo è molto commovente e mostra una forza ed una voglia di essere uniti che dovrebbe essere sempre presente, non solo nei momenti drammatici. Questo dolore e questa tristezza dovrebbe essere sempre presente quando succedono queste tragedie. Purtroppo non è sempre così.

Viviamo in un tempo in cui le tragedie sono all’ordine del giorno, ma si riescono ad esprimere le emozioni solo se queste sono spinte dall’esterno, molte volte senza sapere neanche le storie e le realtà che hanno portato a quelle tragedie. In molti casi questi sentimenti non sembrano neanche sinceri, ma sembrano sentimenti che servono a farci sentire più importanti e più belli agli occhi degli altri.

Non penso che una persona possa scrivere ogni giorno sui social network per dimostrare il proprio dolore per le tragedie che accadono giornalmente nel mondo, ma penso che almeno dovrebbe provare a cambiare il mondo con gesti concreti (anche piccoli) e non con un post o cambiando la propria immagine del profilo solo per farsi notare e solo perché Facebook ha deciso di far colorare la nostra immagine con i colori di una bandiera.

In questo modo le nostre emozioni non sono completamente sincere, ma sono scelte da un social network, trasformando gli esseri umani in robot che hanno bisogno di un microchip per poter compiere un’azione.

Il dolore provocato dalla morte non dovrebbe essere utilizzato da una multinazionale per indirizzare i nostri interessi, ma è quello che sta accadendo.

Sono costretto a fare questa affermazione perché gli attentati di Parigi sono avvenuti due settimane dopo un altro attentato terroristico, la bomba sull’aereo russo del 31 ottobre che ha provocato 224 morti.

Quel giorno molti hanno provato a descrivere il dispiacere che hanno provato nell’apprendere che 224 persone che stavano volando su un aereo sono morte senza un motivo. Quei pensieri erano sicuramente molto più sinceri di quelli espressi da molte persone in questi giorni; infatti, nessuno è stato “spinto” a provare dispiacere da un social network, ma ha voluto ugualmente regalare un proprio pensiero alle vittime.

I sentimenti ed il dolore dovrebbero essere sempre un qualcosa di caloroso (inteso come qualcosa di profondo che viene dall’anima) e non un freddo codice scritto su un PC.

I morti dovrebbero avere tutti lo stesso rispetto, senza fare distinzioni tra morti di serie a e morti di serie b.

Purtroppo questa distinzione si sta attuando e Facebook ci sta facendo diventare delle macchine che hanno bisogno di input per esprimere le nostre emozioni.

Io ho provato lo stesso dolore nel vedere in TV le immagini di persone morte senza un motivo, ma Facebook ha deciso che i morti francesi valgono di più dei morti russi (forse proprio perché figli della Russia, una nazione che in questo momento non è vista in modo favorevole da chi guida il mondo, ma che è forse l’unica a combattere quegli uomini che che hanno provocato questi morti e che ogni giorno uccidono altre persone).

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Spero che questo clima di tensione possa finire al più presto, ma soprattutto spero che ognuno di noi possa tornare ad essere un individuo con emozioni proprie e con la capacità di distinguere il bene ed il male, senza avere bisogno di Facebook o di altri comandi esterni per essere qualcuno (#JeSuisCharlie , #JeSuisParis) o per sapere cosa pensare, cosa provare e cosa fare, perché prima di tutto noi siamo ESSERI UMANI che hanno la capacità di pensare e di provare emozioni in modo autonomo e spontaneo.

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